Palio Palio

Tema corteo storico 2008

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Costituzione della Società dei Battenti ossia Disciplinanti in Castell'Alfero

L’archivio della Confraternita dei Battenti della SS. Annunziata di Castell’Alfero conserva una copia dell’atto originale di istituzione. Grazie ad esso si apprende come nel luglio del 1480 gli abitanti di Castell’Alfero rivolgano una supplica a Pietro Damiano Vescovo di Asti affinché a Castell’Alfero possa essere istituita una società di “Battenti ossia Disciplinanti” ed essere eretta una sede per la Confraternità. La richiesta specifica che in quel luogo “possano essi Confratelli quando vogliono unirsi in Congregazione al suono delle campane che il segno per il costume ne dia; erigere un altare in cui vogliono e possono farsi celebrare delle Messe senza il disturbo di qualunque sia persona; celebrarsi da essi in orazioni e restarvi in preghiera e meditazione; in supplica espongono anche la volontà di vestirsi di cappa o saio”.
Nello stesso documento si legge come il Vescovo, accogliendo la supplica, dia licenza affinché nella sede della Congregazione sia possibile, utilizzando un altare portatile “far recitare una Messa da un idoneo Sacerdote e da un Confessore indicato dalla popolazione e dal Vescovo stesso approvato. Concedendo ancora che si possa in essa Casa amministrare l’Eucaristico Sacramento come nella Chiesa Parrocchiale, ivi orare ed eseguire ogni opera di divinazione”. La concessione vescovile richiedeva inoltre alla Confraternita particolari preghiere per i Beati Pietro e Paolo.
Il Comitato Palio di Castell’Alfero intende rappresentare il ringraziamento della comunità al Vescovo di Asti per la concessione della fondazione della Confraternita, una delle prime di cui si abbia notizia, ancora oggi esistente e dedicata alla S.S. Annunziata.

Tema corteo storico 2009

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Nomina di Frà Vercello da Castell'Alfero a procuratore di Frà Florio De Revezolis d'Asti

Il 10 febbraio 1331 Fra’ Vercello, cavaliere di San Giovanni, fu nominato procura tore di Fra’ Florio de Revezolis d’Asti, priore di Lombardia dell’Ordine Gerosolimitano, in quest’epoca retto nell’isola di Rodi dal magistero del Gran Maestro Fra’ Hélion de Villeneuve. L’Ordine dei Gerosolimitani (attuale Sovrano Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta) è stato il più prestigioso fra gli antichi ordini religiosi e cavallereschi cattolici ed è l’unico ancora oggi esistente. Nato come Ordine Ospitaliero di San Giovanni in Gerusalemme e riconosciuto da papa Pasquale II nel 1113, riorganizzato in “Lingue” nel 1319 secondo i vari paesi di provenienza dei membri, l’Ordine era composto da cavalieri che erano religiosi a tutti gli effetti, legati ai tradizionali voti monastici di castità, povertà ed obbedienza. Ebbe in Asti una delle prime sedi in Europa, come dimostra il fatto che la città è citata nella sopra ricordata bolla del 1113: la chiesa di San Pietro in Consavia fu per secoli la sede del potente Priorato di Lombardia, uno dei sette componenti la Lingua d’Italia, con giurisdizione su circa sessanta precettorie e ospedali presenti in Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia. Con bolla Ad providam di papa Clemente V del 2 maggio 1312, le sostanze del disciolto Ordine dei Templari passarono a quello degli Ospitalieri di San Giovanni che dovette riorganizzare la gestione di un patrimonio immenso per quantità e qualità dei beni. E proprio ai Templari erano appartenute le case di Rovagnasco, nei pressi di Segrate, e di Milano, di cui nel 1331 era precettore Fra’ Vercello.
Con questo tema il Comitato Palio di Castell’Alfero vuole rappresentare la nomina di Fra’ Vercello, ritenuto di nobile famiglia di Castell’Alfero, all’incarico di procuratore del priore di Lombardia Fra’ Florio de Revezolis, che aveva evidentemente tanta fiducia nel suo concittadino da farne il proprio rappresentante e incaricato.

Tema corteo storico 2010

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Il ritorno a Castell'alfero dopo la morte del marchese Guglielmo VII di Monferrato.

Correva l’anno 1290. Guglielmo VII Marchese di Monferrato, radunato un forte contingente di fanti e cavalieri, mosse guerra al Comune di Asti, sul quale da tempo si indirizzavano le sue mire espansionistiche, mise a ferro e fuoco il territorio e occupò molti villaggi nella zona di confine, tra i quali Castell’Alfero. Gli abitanti del paese, terrorizzati dall’arrivo delle milizie che saccheggiavano, devastavano vigne e raccolti ed incendiavano le case, fuggirono in massa e cercarono riparo in Asti, dove rimasero a lungo in attesa che le sorti della guerra volgessero a loro favore, consentendo loro di rientrare nel villaggio.

Questo fu possibile soltanto allorché per porre fine alla politica aggressiva del Marchese, che da molto tempo turbava gli equilibri di tutta la regione, gli Astigiani ricorsero ad un accordo economico con gli Alessandrini: dietro il pagamento di 85.000 fiorini d’oro questi si impegnarono a combattere il Marchese, riuscendo in breve tempo a catturarlo e a rinchiuderlo in carcere, dove morì nel 1292. Pacificato il territorio, gli abitanti di Castell’Alfero, scampati al grave pericolo, ebbero la possibilità di fare ritorno al proprio villaggio, dove ripresero la loro pacifica vita, riedificarono le molte case distrutte e diedero inizio alla ricostruzione del muro di cinta del paese.

Tema corteo storico 2011

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Storia di una terribile pestilenzia

Nel XIV secolo una spaventosa epidemia si diffonde in tutta Europa: la peste bubbonica, meglio conosciuta come “peste nera”, attraversa, tra il 1345 ed il 1350, villaggi e città ed un’oscura minaccia di morte si proietta anche sull’Italia, pur’essa contagiata dal terribile male.
Fu Genova la prima città del Nord Italia ove comparve il morbo, ivi portato inconsapevolmente a bordo delle navi che commerciavano tra il Mar Nero e il Mediterraneo, ed in breve esso dilagò in Piemonte.
Ad Asti portatori del contagio furono con ogni probabilità i mercanti astigiani che a Genova esercitavano stabilmente l’attività commerciale scambiando le merci di provenienza orientale con quelle di cui si rifornivano nei mercati del nord Europa.
La malattia si presentò in due forme distinte (polmonare e bubbonica), entrambe talmente letali che a detta dei cronisti i contagiati morivano nel giro di appena due o tre giorni ed unicamente un settimo dei contagiati sopravvisse; pur se le notizie disponibili sono estremamente scarse, è fuor di dubbio che anche la popolazione di Castell’Alfero venne falcidiata.
Molti, convinti che la peste fosse una punizione divina, cercarono conforto nella religione: nacquero movimenti religiosi, rogatorie e processioni impetravano quotidianamente l’aiuto divino, i flagellanti perrcorrevano le strade delle città percuotendosi a sangue in espiazione dei peccati, si diffuse il culto di San Rocco, patrono degli appestati.
L’epidemia falcidiava la popolazione, vennero meno le istituzioni e la stessa vita civile, mentre bande di briganti si davano impunemente al saccheggio in uno stato di anarchia che sembrava non avere fine.
Il corteo allestito dal Comune di Castell’Alfero intende presentare, con una teoria di quadri viventi, il triste affresco di un’umanità in balia del feroce morbo.

Tema corteo storico 2012

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Il mulino della "Paglia"

Correva l’anno 1455 quando Gabriele Amico e Stefano Turno ottennero, su licenza del duca Carlo d’Orléans e con l’intercessione della Società del Moleggio di Asti, il permesso di costruire un mulino sul torrente Versa, sulla sponda opposta del sito ove ancora sorge la chiesa della Madonna della Neve. In tempi successivi il possesso del mulino (in seguito denominato “della Paglia”) si rivelò importante per le ulteriori acquisizioni territoriali e per l’ascesa sociale della famiglia Amico che, protagonista di una brillante ascesa tra le élites dello Stato sabaudo, legherà il proprio nome a quello del paese. Ne fornisce conferma una transazione avvenuta due anni più tardi: al 1457 risale, infatti, la suddivisione del mulino e dei beni ad esso afferenti tra Gabriele Amico e il monastero della Certosa di Asti, accordo che permise di riaffermare i titoli di possesso del casato.

Nel documento, tuttavia, non è citato Stefano Turno, nonostante il suo intervento nella costruzione del mulino nel 1455 e la sua indubbia cittadinanza alferese, comprovata dalla partecipazione di ben cinque membri della famiglia dei Turno alla stesura degli statuti comunali.
Ad oggi del mulino “della Paglia” rimane, parzialmente interrata, la sola pietra molare.

Tema corteo storico 2013

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Un importante incontro sul "Ponte della Rotta"

Nel 1305 moriva Giovanni I, Marchese del Monferrato, dopo  aver designato come suo erede Teodoro, figlio di sua sorella Violante e  dell’imperatore bizantino Andronico I Paleologo. Teodoro, giunto a Genova da  Costantinopoli, sposò Argentina, figlia di Opicino Spinola, e si trasferì a  Casale. Erano tempi difficili per il marchesato: molti possedimenti erano stati  occupati dal Marchese di Saluzzo e anche il Principe Filippo d’Acaja - da poco  divenuto Capitano del Comune di Asti - non nascondeva le sue mire sulle terre  aleramiche.  Teodoro decise di  ristabilire innanzitutto  rapporti di  alleanza con gli Astesi e incontrò una loro delegazione, capeggiata proprio da  Filippo d’Acaja, sul ponte della Rotta, presso Grixano, nella vallata tra  Portacomaro e Castell’Alfero, terra di confine tra Asti e il Monferrato. Il  Principe d’Acaja diede ampie rassicurazioni a Teodoro, anche se - tornato ad  Asti - tentò di convincere il Podestà e il Collegio dei Savi a non stipulare  alcuna alleanza con il Marchese. Ma gli Astesi furono di diverso avviso e  decisero di mantenere l’impegno preso con Teodoro.

Il corteo di Castell’Alfero ricorda lo storico incontro,  avvenuto nel giorno di San Michele (29 settembre) del 1306. Sfileranno il  gruppo degli alfieri, scorta d’onore per rendere omaggio ai due personaggi, la  delegazione astese che accompagna il Principe d’Acaja quella monferrina al  seguito di Teodoro e, infine, preceduti dal vessillo di Castell’Alfero, i  notabili castellalferesi e i popolani accorsi per assistere all’evento. 

Tema corteo storico 2014

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

“Ad marchum vel libram astensis”. Pesi e misure a Castell’Alfero nel medioevo

Il Comune di Asti imponeva a tutte le terre e villaggi costituenti la "Patria Astensis" di uniformarsi alle misure di peso, lunghezza e capacità in uso nella “capitale”. A tal fine, e sotto pena di pesanti sanzioni, ogni comune e villaggio del territorio astigiano era tenuto a dotarsi di appositi campioni, ai quali dovevano scrupolosamente attenersi i rivenditori, gli esercenti, i dettaglianti e in generale tutti coloro che vendevano merci o derrate a misura e a peso. Ogni anno i consoli o rettori  di ciascun villaggio (e Castell'Alfero tra questi) dovevano  portare in Asti i campioni dei pesi e delle misure per farli verificare, approvare e timbrare presso il palazzo del podestà alla presenza degli Ufficiali del Giudice delle Reve; nell'occasione, gli stessi consoli giuravano di controllare scrupolosamente affinché tutte le merci fossero vendute "ad marchum vel libram astensis". Gli Statuta Revarum, in una “reformagione” del 1475, specificano dettagliatamente quali dovevano essere i campioni delle misure da far verificare in Asti: per le misure di capacità lo staro (circa 50 litri), l'emina (circa 23 litri), il quartirone (12 litri), lo scopello (3 litri), la pinta (1,4 litri), il quartino (0,35 litri), il terzo (0,25 litri) e il mezzo quartino (0,17 litri) per i liquidi e gli aridi. L'alna, pari a circa 120 centimetri, ed il raso pari a  70 centimetri per le misure di lunghezza. La libbra (360 grammi), la mezza libbra (180 grammi), il quartirone (90 grammi), l'oncia ( 30 grammi) e la mezza oncia per il peso. Inoltre si dovevano sottoporre a verifica anche un prototipo di stadera  grande e uno di bilancia.

Tema corteo storico 2017

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Il primo podestà di Asti – Guido Da Landriano 1190

Guido da Landriano, console e comandante dell’esercito della Lega, uomo di vasta esperienza militare, ebbe un ruolo decisivo nella lotta contro il Barbarossa. Podestà di Ferrara nel 1179,  il 30 aprile 1183 giurò di mantenere salda la pace che stava per essere stipulata davanti ai messi imperiali, il vescovo di Asti e il marchese Enrico Guercio. Guido sarebbe quindi tornato alla vita civile: possedeva terre nel milanese e nella campagna di Torrevecchia e inoltre svolse il ruolo di amministratore dell'eredità di una vedova.

La sua carriera politica si chiuse nel 1190 con un ultimo, prestigioso incarico: fu il primo podestà di Asti, un ufficio per il quale venivano prescelti forestieri provenienti da città alleate; ad Asti lasciò un ricordo estremamente positivo tanto che, quasi un secolo dopo, il cronista Ogerio Alfieri lo ricordava come  un uomo buono e onesto, che molto si era adoperato per il comune astigiano.

Guido da Landriano portò con sé ad Asti, oltre alla sua famiglia privata, anche una “famiglia pubblica”, ovvero un nucleo di collaboratori di sua fiducia, una specie di corte costituita da giudici, notai e uomini d'arme destinati a mantenere l'ordine pubblico.

Intorno agli anni della podesteria di Guido andò definendosi anche la villa di Castell'Alfero, precoce esempio di intervento insediativo del comune di Asti alla ricerca di un consolidamento del controllo territoriale lungo il corso del torrente Versa. 

Tema corteo storico 2015

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Quadri di vita femminile in epoca medievale

Nel mondo medievale la donna occupava una posizione subordinata rispetto a quella dell’uomo. Popolana, borghese o aristocratica, poteva contare su un’aspettativa di vita media di poco superiore ai 30 anni, messa a rischio da ripetute e sempre rischiose gravidanze che spesso ne causavano la morte precoce. Più ancora che per l’uomo, per il destino della donna la condizione economica era determinante: sin dalla più tenera età la bambina veniva istruita alla vita che la aspettava, il matrimonio o in alternativa il convento. Qualunque fosse il suo status sociale, doveva attenersi a uno stile di vita irreprensibile, salvo incorrere nella pubblica riprovazione e in pene anche molto severe. Peraltro, anche se oggetto di condanna sociale, la prostituzione era molto diffusa, tollerata e opportunamente regolamentata per evitare che fosse fonte di disordini. Uno status speciale era riservato alla vedova benestante: se – come ad Asti – poteva disporre dei propri beni dotali, era sua facoltà decidere se risposarsi o meno. Il comune di Castell’Alfero rappresenta cinque “quadri” di vita femminile: la bambina, il matrimonio, il convento, la prostituzione, la vedovanza. La bambina: in tenera età le bambine iniziavano il percorso formativo che le avrebbe portate al matrimonio. Le piccole aristocratiche venivano educate dalla Dama del Castello. Il matrimonio: l’età minima per sposarsi era dodici anni; le ragazze venivano date in sposa ad un uomo prescelto dal loro genitore. Una volta sposate, passavano dalla tutela paterna a quella del marito. Il convento: per le ragazze non destinate al matrimonio per vari motivi – è il caso della mancanza di una dote – una soluzione poteva esser rappresentata dalla scelta del velo. Anche in convento, dove le differenze sociali dovrebbero essere annullate, diverse erano le possibilità di queste monache ‘forzate’: le donne di umili origini erano destinate ai servizi, mentre quelle appartenenti alle famiglie più ricche avevano la possibilità di coltivare gli studi. La prostituzione: si configurava come l’unico mestiere che una donna priva di altre risorse può esercitare. La vedovanza: costituiva una condizione che permetteva alle donne di gestire una propria autonomia.

Sottocategorie