Palio Palio

Tema corteo storico 2012

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Il mulino della "Paglia"

Correva l’anno 1455 quando Gabriele Amico e Stefano Turno ottennero, su licenza del duca Carlo d’Orléans e con l’intercessione della Società del Moleggio di Asti, il permesso di costruire un mulino sul torrente Versa, sulla sponda opposta del sito ove ancora sorge la chiesa della Madonna della Neve. In tempi successivi il possesso del mulino (in seguito denominato “della Paglia”) si rivelò importante per le ulteriori acquisizioni territoriali e per l’ascesa sociale della famiglia Amico che, protagonista di una brillante ascesa tra le élites dello Stato sabaudo, legherà il proprio nome a quello del paese. Ne fornisce conferma una transazione avvenuta due anni più tardi: al 1457 risale, infatti, la suddivisione del mulino e dei beni ad esso afferenti tra Gabriele Amico e il monastero della Certosa di Asti, accordo che permise di riaffermare i titoli di possesso del casato.

Nel documento, tuttavia, non è citato Stefano Turno, nonostante il suo intervento nella costruzione del mulino nel 1455 e la sua indubbia cittadinanza alferese, comprovata dalla partecipazione di ben cinque membri della famiglia dei Turno alla stesura degli statuti comunali.
Ad oggi del mulino “della Paglia” rimane, parzialmente interrata, la sola pietra molare.

Tema corteo storico 2013

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Un importante incontro sul "Ponte della Rotta"

Nel 1305 moriva Giovanni I, Marchese del Monferrato, dopo  aver designato come suo erede Teodoro, figlio di sua sorella Violante e  dell’imperatore bizantino Andronico I Paleologo. Teodoro, giunto a Genova da  Costantinopoli, sposò Argentina, figlia di Opicino Spinola, e si trasferì a  Casale. Erano tempi difficili per il marchesato: molti possedimenti erano stati  occupati dal Marchese di Saluzzo e anche il Principe Filippo d’Acaja - da poco  divenuto Capitano del Comune di Asti - non nascondeva le sue mire sulle terre  aleramiche.  Teodoro decise di  ristabilire innanzitutto  rapporti di  alleanza con gli Astesi e incontrò una loro delegazione, capeggiata proprio da  Filippo d’Acaja, sul ponte della Rotta, presso Grixano, nella vallata tra  Portacomaro e Castell’Alfero, terra di confine tra Asti e il Monferrato. Il  Principe d’Acaja diede ampie rassicurazioni a Teodoro, anche se - tornato ad  Asti - tentò di convincere il Podestà e il Collegio dei Savi a non stipulare  alcuna alleanza con il Marchese. Ma gli Astesi furono di diverso avviso e  decisero di mantenere l’impegno preso con Teodoro.

Il corteo di Castell’Alfero ricorda lo storico incontro,  avvenuto nel giorno di San Michele (29 settembre) del 1306. Sfileranno il  gruppo degli alfieri, scorta d’onore per rendere omaggio ai due personaggi, la  delegazione astese che accompagna il Principe d’Acaja quella monferrina al  seguito di Teodoro e, infine, preceduti dal vessillo di Castell’Alfero, i  notabili castellalferesi e i popolani accorsi per assistere all’evento. 

Tema corteo storico 2014

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“Ad marchum vel libram astensis”. Pesi e misure a Castell’Alfero nel medioevo

Il Comune di Asti imponeva a tutte le terre e villaggi costituenti la "Patria Astensis" di uniformarsi alle misure di peso, lunghezza e capacità in uso nella “capitale”. A tal fine, e sotto pena di pesanti sanzioni, ogni comune e villaggio del territorio astigiano era tenuto a dotarsi di appositi campioni, ai quali dovevano scrupolosamente attenersi i rivenditori, gli esercenti, i dettaglianti e in generale tutti coloro che vendevano merci o derrate a misura e a peso. Ogni anno i consoli o rettori  di ciascun villaggio (e Castell'Alfero tra questi) dovevano  portare in Asti i campioni dei pesi e delle misure per farli verificare, approvare e timbrare presso il palazzo del podestà alla presenza degli Ufficiali del Giudice delle Reve; nell'occasione, gli stessi consoli giuravano di controllare scrupolosamente affinché tutte le merci fossero vendute "ad marchum vel libram astensis". Gli Statuta Revarum, in una “reformagione” del 1475, specificano dettagliatamente quali dovevano essere i campioni delle misure da far verificare in Asti: per le misure di capacità lo staro (circa 50 litri), l'emina (circa 23 litri), il quartirone (12 litri), lo scopello (3 litri), la pinta (1,4 litri), il quartino (0,35 litri), il terzo (0,25 litri) e il mezzo quartino (0,17 litri) per i liquidi e gli aridi. L'alna, pari a circa 120 centimetri, ed il raso pari a  70 centimetri per le misure di lunghezza. La libbra (360 grammi), la mezza libbra (180 grammi), il quartirone (90 grammi), l'oncia ( 30 grammi) e la mezza oncia per il peso. Inoltre si dovevano sottoporre a verifica anche un prototipo di stadera  grande e uno di bilancia.

Tema corteo storico 2017

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Il primo podestà di Asti – Guido Da Landriano 1190

Guido da Landriano, console e comandante dell’esercito della Lega, uomo di vasta esperienza militare, ebbe un ruolo decisivo nella lotta contro il Barbarossa. Podestà di Ferrara nel 1179,  il 30 aprile 1183 giurò di mantenere salda la pace che stava per essere stipulata davanti ai messi imperiali, il vescovo di Asti e il marchese Enrico Guercio. Guido sarebbe quindi tornato alla vita civile: possedeva terre nel milanese e nella campagna di Torrevecchia e inoltre svolse il ruolo di amministratore dell'eredità di una vedova.

La sua carriera politica si chiuse nel 1190 con un ultimo, prestigioso incarico: fu il primo podestà di Asti, un ufficio per il quale venivano prescelti forestieri provenienti da città alleate; ad Asti lasciò un ricordo estremamente positivo tanto che, quasi un secolo dopo, il cronista Ogerio Alfieri lo ricordava come  un uomo buono e onesto, che molto si era adoperato per il comune astigiano.

Guido da Landriano portò con sé ad Asti, oltre alla sua famiglia privata, anche una “famiglia pubblica”, ovvero un nucleo di collaboratori di sua fiducia, una specie di corte costituita da giudici, notai e uomini d'arme destinati a mantenere l'ordine pubblico.

Intorno agli anni della podesteria di Guido andò definendosi anche la villa di Castell'Alfero, precoce esempio di intervento insediativo del comune di Asti alla ricerca di un consolidamento del controllo territoriale lungo il corso del torrente Versa. 

Tema corteo storico 2015

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Quadri di vita femminile in epoca medievale

Nel mondo medievale la donna occupava una posizione subordinata rispetto a quella dell’uomo. Popolana, borghese o aristocratica, poteva contare su un’aspettativa di vita media di poco superiore ai 30 anni, messa a rischio da ripetute e sempre rischiose gravidanze che spesso ne causavano la morte precoce. Più ancora che per l’uomo, per il destino della donna la condizione economica era determinante: sin dalla più tenera età la bambina veniva istruita alla vita che la aspettava, il matrimonio o in alternativa il convento. Qualunque fosse il suo status sociale, doveva attenersi a uno stile di vita irreprensibile, salvo incorrere nella pubblica riprovazione e in pene anche molto severe. Peraltro, anche se oggetto di condanna sociale, la prostituzione era molto diffusa, tollerata e opportunamente regolamentata per evitare che fosse fonte di disordini. Uno status speciale era riservato alla vedova benestante: se – come ad Asti – poteva disporre dei propri beni dotali, era sua facoltà decidere se risposarsi o meno. Il comune di Castell’Alfero rappresenta cinque “quadri” di vita femminile: la bambina, il matrimonio, il convento, la prostituzione, la vedovanza. La bambina: in tenera età le bambine iniziavano il percorso formativo che le avrebbe portate al matrimonio. Le piccole aristocratiche venivano educate dalla Dama del Castello. Il matrimonio: l’età minima per sposarsi era dodici anni; le ragazze venivano date in sposa ad un uomo prescelto dal loro genitore. Una volta sposate, passavano dalla tutela paterna a quella del marito. Il convento: per le ragazze non destinate al matrimonio per vari motivi – è il caso della mancanza di una dote – una soluzione poteva esser rappresentata dalla scelta del velo. Anche in convento, dove le differenze sociali dovrebbero essere annullate, diverse erano le possibilità di queste monache ‘forzate’: le donne di umili origini erano destinate ai servizi, mentre quelle appartenenti alle famiglie più ricche avevano la possibilità di coltivare gli studi. La prostituzione: si configurava come l’unico mestiere che una donna priva di altre risorse può esercitare. La vedovanza: costituiva una condizione che permetteva alle donne di gestire una propria autonomia.

Piazzamenti al Palio

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VITTORIE
ANNO FANTINO CAVALLO PREMIO
1998 Claudio BANDINI (Leone) Pierino (Pierino bis)
1997 Claudio BANDINI (Leone) Pierino

 

PIAZZAMENTI IN FINALE
ANNO FANTINO PIAZZAMENTO PREMIO
2011 Francesco CARIA (Tremendo) Gli speroni
2009
Gianluca FAIS (Vittorio)
non classificato in finale  
2006
Gianluca FAIS (Vittorio)
Gallo vivo
2005
Gianluca FAIS (Vittorio)
Acciuga con insalata
2001
Dino PES (Velluto)
Gallo vivo
2000 (Settembre)
Antonio MIGHELI (Il conte)
Gallo vivo
2000 (Giugno - Giubileo)
Claudio BANDINI (Leone)
 
1999 Claudio BANDINI (Leone)
 
1994
Claudio BANDINI (Leone)

Acciuga con insalata

Il Palio

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Ci sono quattro date che più di altre scolpiscono la storia secolare del Palio di Asti:

il 1275 a cui risale la prima menzione certa della corsa,

il 1929 quando dopo decenni di alterne vicende, la manifestazione riprende "secondo le antiche tradizioni",

il 1967 anno della rinascita dopo un'interruzione di tre decenni

il 1988 che segna lo spostamento della sede della corsa da Campo del Palio (già piazza Emanuele Filiberto) in piazza Alfieri dove si svolge tutt'ora.

Secoli di vicende, anche turbolente, durante i quali il Palio ha consentito di leggere, come in un grande libro "vivente" storia e costume della città.

Fu lo "speziale" Guglielmo Ventura a tramandare nel tempo la notizia più lontana della manifestazione. Scriveva Ventura: "Dopo questi fatti vennero gli Astesi in Alba a San Francesco e distrussero vigne e alberi e proprio alle porte della città si svolse la corsadel Palio come suole farsi in Asti nella festa di San Secondo e ciò avvenne nel giorno di San Lorenzo del 1275".

Ma bisognerà attendere il 1688, come scrive l'astigiano Venanzio Malfatto nel volume "Il Palio di Asti" "per avere una completa documentazione statutaria che fissi le norme che regolano la complesa manifestazione". A quell'anno risale infatti un documento costituito da dodici articoli, antenato dei complessi e talora discussi regolamenti attuali. I premi sono: il drappo del Palio al primo arrivato, la borsa con le monete al secondo, gli speroni al terzo, il gallo vivo al quarto e l'inchioda (acciuga) all'ultimo. In tempi recenti con l'allargamento del numero dei finalisti, si aggiungerà la coccarda.

Un apporto fondamentale alla conoscenza del Palio dei secoli passati, viene offerto dal minuzioso lavoro di cronista di Stefano Incisa (1742 - 1819) che riportò in vivaci resoconti lo svolgimento delle corse. Citiamo un breve passo di quella svoltasi l'11 aprile 1793. Annota Incisa: "Si fece finalmente la corsa, che, quest'anno, fu più per tempo che gli altri anni. Il primo fu il Reboà, per la concezione di Baldichieri. Il secondo cavallo dei Sergenti delle Milizie, sotto l'invocazione della Santissima Vergine del Rosario col paggio Rissone, detto Pinetto, che aveva coccarda mezza verde e mezza rossa, legata con bindellino bianco...".

Le cronache ricordano che nel 1861 la corsa si svolse "in tondo" sulla nuova piazza del mercato (oggi Campo del Palio). Prima i fantini si davano battaglia alla "lunga" dal "pilone" (fuori porta San Pietro) sulla via Maestra (l'attuale corso Alfieri), sino all'altezza di palazzo Ottolenghi. Il Palio di Asti ha conosciuto anche anni di totale "oscuramento"; ma nel 1929, la competizione riparte dopo 67 anni di oblio. A volere la rinascita del Palio fu il l'allora Podestà Vincenzo Buronzo. La corsa torna nuovamente alla "lunga" ma non più sul tracciato antico, bensì lungo il nuovo corso Dante che portava agli sbocchi Nord della città. L'anno seguente e sino al 1935 ultimo anno di svolgimento del Palio prima di una nuova interruzione che si protrarrà dal 1936 al 1966, la corsa si disputa invece in piazza Emanuele Filiberto. Dal 1929 al 1935 per ben tre volte vinse Santa Maria Nuova, la Signora del Palio e in due edizioni tagliò per primo il traguardo il fantino Pietro Viarengo (San Pietro 1930, Ponte Tanaro 1933). Nel 1931, alla presenza di 70 mila spettatori assistettero al Palio anche i Principi di Piemonte (il drappo andò a Viatosto col "paggio" Giovanni Curti). Sono anni di nuovo entusiasmo, ma una imposizione romana obbliga gli astigiani al lascia il nome Palio ai senesi, sostituendolo con certame cavalleresco. Un diktat che prelude al nuovo abbandono. Passano altre tre decenni e nel 1967 il Palio rinasce una volta ancora. Si corre in piazza Emanuele Filiberto dove sono state innalzate tribune con 5 mila posti a sedere e grandi parterre. La grande piazza resterà sino al 1988 la sede della corsa. In quell'anno il Palio si sposterà nella vicina piazza Alfieri, per cercare nuovi effetti scenografici ed emozioni più intense.

 

(tratto da "Asti 30 anni di Palio" editrice La Stampa S.p.A.)

 

Drappo per il Palio 2015

 Drappo per il Palio 2016

 

Il Direttivo

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RETTORE Fabrizio D'AGOSTINO
VICE RETTORI

Enrico BARBERO

Renato ATZORI

Eleonora EMANUELE 

TESORIERE  Rosanna IOVINE
COMMISSIONE ARTISTICA  Verena FURIA
COMMISSIONE CAVALLI Sergio RAVIZZA
COMMISSIONE BANCARELLA  Francesca FURIA
IMBANDIERAMENTO E SEDE Roberto TESTOLINA
MANIFESTAZIONI E FESTEGGIAMENTI Eleonora EMANUELE
SBANDIERATORI E MUSICI Renato ATZORI
COMMISSIONE EVENTI SPORTIVI Pier Paolo BORRELLI
SEGRETERIA Silvana TARELLA

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