Palio Palio

Tema corteo storico 2002

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La pace siglata nel 1364 tra Giovanni II Paleologo, marchese di Monferrato e Galeazzo Visconti, signore di Milano

Le ostilità tra il Marchese di Monferrato e i Visconti perduravano ormai dal gennaio 1356, quando il Marchese conquistò Asti e Castell'Alfero ne seguì le sorti. Inziò così un lungo e sanguinoso periodo di lotte e sconvolgimenti di confine causato dai capitani di ventura assoldati da Giovan II. Tra questi si distinguevano le truppe inglesi (la Compagna Biaca di Albertterz o quelle di Robn du Pin) temute per il loro comportamento efferato. Per riportare la pace intervenne Papa Urbano V che inviò, in qualità di pacere, il nunzio apostolico Padre Marco da Viterbo, dell'ordine dei frati di S.Francesco. L'opera dei legati pontifici si concretizzò il 27 gennaio 1364 con la pace fra Monferrato e Milano a condizione che i Visconti cedessero al Paleologo i territori dell'astigiano. In contropartita il Marchese avrebbe ceduto i territori del pavese e garantito la ritirata nell'Italia centrale della sanguinaria Compagnia Bianca.

Tema corteo storico 2003

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L'abbigliamento dall'anno mille alla fine del Medioevo

La moda era molto importante nel Medioevo, come i re costruivano castelli per impressionare la popolazione, così i più facoltosi si abbigliavano con sfarzo per affermare il proprio prestigio.

Nel primo Medioevo i ricchi indossavano abiti relativamente semplici ma a partire dal XII secolo la moda si fece più elaborata.
Proprio come oggi, i modelli di scarpe e copricapo, le acconciature, la foggia di vesti e sopravesti cambiavano ogni anno.
Nel XIII e XIV secolo in molte parti d'Europa furono varate leggi contro il lusso eccessivo, ma non furono in genere rispettate.
Il Comune di Castell'Alfero rappresenta i vestiti dei nobili dal primo medioevo, quindi molto poveri, fino alla fine del periodo, con costumi molto sfarzosi, ricchi e coloratissimi.

Tema corteo storico 2004

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La crociata dei fanciulli

Nel 1212, in un clima di profondo zelo religioso,ma anche di ottuso fanatismo,avvenne un fatto che le cronache non ebbero il coraggio di raccontare appieno. Come annota un cronista bavarese 'Migliaia di poveri bambini di ambo i sessi dei quali nessuno forse contava più di dodici anni' partirono quasi contemporaneamente dalla Renania e dalla Francia del Nord in due distinte, spensierate processioni: la loro meta era la Terra Santa, il loro fine ultimo la liberazione di Gerusalemme ed il ritrovamento della Santa Croce. Sotto la guida del giovane Nicola e del pastorello Stefano, "gli stolti bambini"bivaccavano durante il loro lungo ed estenuante viaggio alle porte delle città. Ad essi si unirono ben quattrocento chierici, folle di vergini, madri con lattanti al seno, prostitute, giovanissimi servi e pure "figli adolescenti di nobili signori". Erano un numero incredibile, ma molti periranno di stenti, per naufragio o saranno venduti come schiavi, pochi sopravvivranno alla folle impresa. Una delle due colonne dei Crociati fanciulli, la germanica capeggiata da Nicola, si incanalò in una importantissima strada che univa il valico alpino del Moncenisio al porto di Genova. Partiti da Colonia si diressero versi il Mar Mediterraneo; forse era con loro sin dalla partenza proprio qualche giovanissimo astigiano, appartenente alle famiglie dei Pelletta, dei Roero, dei Troya, dei Rocca e degli Asinari. Risalirono il Reno e raggiunsero le Alpi, entrando in Italia per il colle del Moncenisio. Lasciato il colle, la colonna ormai stanca e decimata scese al piano proseguendo sino ad Asti dove entrarono verso la metà di agosto accolti con affabilità: negli sfarzosi palazzi di proprietà delle famiglie originarie dei fanciulli astigiani, si festeggia il loro passaggio in città e la loro partecipazione alla grande intrepida impresa. Si raccolgono viveri e denaro che saranno consegnati ai giovanissimi crociati, accampati appena fuori le mura nella "Chiesa del Santo Sepolcro". Inoltre, ben duecento adolescenti, per buona parte appartenenti a famiglie nobili o borghesi, guidati dai due giovani della loro stessa età Giacomo di Pallaveno ed Ercole Costa, si uniscono alla moltitudine già pronta a lasciare la città. Lasciata Asti si diressero verso Genova per imbarcarsi e raggiungere la Terra Santa. 

Tema corteo storico 2006

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Unione di Margherita di Savoia.Acaja con Teodoro II Paleologo marchese di Monferrato

Il 17 gennaio del 1403, a soli tredici anni, Margherita di Savoia - Acaia, pedina nel gioco diplomatico del tempo, affidato in gran parte ad alleanze matrimoniali, fu costretta dallo zio Ludovico I, diventato suo tutore alla morte del padre Amedeo I nel 1402, a sposare Teodoro II Paleologo, marchese di Monferrato, uomo non più giovane, vedovo e con due figli a carico. Infatti proprio nel dicenbre 1402 molti signori del Piemonte, Teodoro II e Ludovico principe d'Acaia, furono convocati nel palazzo vescovile di Asti alla presenza di Enrico Scarampi d'Asti, divenuto Vescovo d'Acqui, in quanto la tregua nella guerra tra il marchese dei Monferrato e Amedeo d'Acaia, fratello di Ludovico e padre di margherita, stipulata nel 1401 stava pes scadere. Il matrimonio tra Margherita e il marchese Teodoro di Monferrato era parte fondamentale della convenzione per far sì che si giungesse alla firma del Trattato che prevedeva una tregua di dieci anni. (Documento firmato nel marzo 1403). Fu proprio grazie ad una lettera indirizzata alla ragazza dal Vescovo Scarampi e datata 5 dicembre 1402 che Margherita, nonostante avesse il desiderio di consacrarsi esclusivamente al servizio di Dio, decise di acconsentire, suo malgrado, alle nozze. Riviviamo l'incontro di Margherita "la Beata" con il marchese di Monferrato. La giovane, futura sposa, era accompagnata dalla sorella matilde, dal Vescovo di Acqui, Enrico Scarampi divenuto sua guida spirituale e dai nobili di corte. portava in dote 30.000 genovine d'oro e metà del dominio della città di Mondovì. Teodoro II era accompagnato dai figli Gian Giacomo e Sofia e dalla sua corte.

Tema corteo storico 2007

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Dedizione del Comune di Asti a Gian Galeazzo Visconti

Il 27 marzo 1379 il podestà di Asti Luterio de’ Rusconi, riunito il Consiglio Generale, propose che la città si desse in piena signoria a Gian Galeazzo Visconti ed ai suoi successori e che tutti i cittadini prestassero giuramento di fedeltà al nuovo signore, al quale sarebbe stata rivolta istanza di non imporre nuovi dazi e gabelle. Il vescovo Francesco Morozzo, intervenuto alla seduta, perorò con grande calore la causa del Visconti, che da tempo rivendicava antichi diritti sulla città. Il Consiglio, unanime, accolse le proposte e nominò Alessandro Malabaila e Guglielmo Ventura propri rappresentanti per attuare la dedizione formale di Asti a Gian Galeazzo, mentre Bernabò Guttuari e Gasparone Alione furono incaricati di richiedere al nuovo signore l’impegno a proteggere la città e a non inasprire il regime fiscale, rispettandone i diritti e le franchigie. La dedizione e gli accordi conseguenti vennero formalizzati in due documenti, redatti il giorno stesso nel palazzo ove il Visconti risiedeva alla presenza di un vasto seguito di notabili e uomini d’arme.
Già il giorno successivo Gian Galeazzo chiedeva al podestà di convocare nuovamente il Consiglio per proporre una riforma degli Statuti, che li rendesse consoni alla nuova forma di governo. Tra le varie proposte fu accolta quella di Gasparone Alione, che lasciava al podestà e ai dodici Sapienti la facoltà di eleggere una speciale commissione, preposta alla revisione degli Statuti.
La revisione fu completata in due anni e gli Statuti riformati, approvati da Gian Galeazzo a Pavia nel 1381, costituirono il Codice Catenato, ancor oggi conservato all’Archivio Storico del Comune.
Il Comune di Castell’Alfero nella sua sfilata vuole rappresentare la dedizione del Comune di Asti a Gian Galeazzo Visconti con la consegna delle chiavi e delle insegne della città e documenti attestanti il giuramento di fedeltà. Nella sfilata compaiono rappresentanti del Consiglio che si recano alla dimora del Visconti seguiti da cittadini dei vari ceti sociali.

Tema corteo storico 2008

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Costituzione della Società dei Battenti ossia Disciplinanti in Castell'Alfero

L’archivio della Confraternita dei Battenti della SS. Annunziata di Castell’Alfero conserva una copia dell’atto originale di istituzione. Grazie ad esso si apprende come nel luglio del 1480 gli abitanti di Castell’Alfero rivolgano una supplica a Pietro Damiano Vescovo di Asti affinché a Castell’Alfero possa essere istituita una società di “Battenti ossia Disciplinanti” ed essere eretta una sede per la Confraternità. La richiesta specifica che in quel luogo “possano essi Confratelli quando vogliono unirsi in Congregazione al suono delle campane che il segno per il costume ne dia; erigere un altare in cui vogliono e possono farsi celebrare delle Messe senza il disturbo di qualunque sia persona; celebrarsi da essi in orazioni e restarvi in preghiera e meditazione; in supplica espongono anche la volontà di vestirsi di cappa o saio”.
Nello stesso documento si legge come il Vescovo, accogliendo la supplica, dia licenza affinché nella sede della Congregazione sia possibile, utilizzando un altare portatile “far recitare una Messa da un idoneo Sacerdote e da un Confessore indicato dalla popolazione e dal Vescovo stesso approvato. Concedendo ancora che si possa in essa Casa amministrare l’Eucaristico Sacramento come nella Chiesa Parrocchiale, ivi orare ed eseguire ogni opera di divinazione”. La concessione vescovile richiedeva inoltre alla Confraternita particolari preghiere per i Beati Pietro e Paolo.
Il Comitato Palio di Castell’Alfero intende rappresentare il ringraziamento della comunità al Vescovo di Asti per la concessione della fondazione della Confraternita, una delle prime di cui si abbia notizia, ancora oggi esistente e dedicata alla S.S. Annunziata.

Tema corteo storico 2009

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Nomina di Frà Vercello da Castell'Alfero a procuratore di Frà Florio De Revezolis d'Asti

Il 10 febbraio 1331 Fra’ Vercello, cavaliere di San Giovanni, fu nominato procura tore di Fra’ Florio de Revezolis d’Asti, priore di Lombardia dell’Ordine Gerosolimitano, in quest’epoca retto nell’isola di Rodi dal magistero del Gran Maestro Fra’ Hélion de Villeneuve. L’Ordine dei Gerosolimitani (attuale Sovrano Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta) è stato il più prestigioso fra gli antichi ordini religiosi e cavallereschi cattolici ed è l’unico ancora oggi esistente. Nato come Ordine Ospitaliero di San Giovanni in Gerusalemme e riconosciuto da papa Pasquale II nel 1113, riorganizzato in “Lingue” nel 1319 secondo i vari paesi di provenienza dei membri, l’Ordine era composto da cavalieri che erano religiosi a tutti gli effetti, legati ai tradizionali voti monastici di castità, povertà ed obbedienza. Ebbe in Asti una delle prime sedi in Europa, come dimostra il fatto che la città è citata nella sopra ricordata bolla del 1113: la chiesa di San Pietro in Consavia fu per secoli la sede del potente Priorato di Lombardia, uno dei sette componenti la Lingua d’Italia, con giurisdizione su circa sessanta precettorie e ospedali presenti in Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia. Con bolla Ad providam di papa Clemente V del 2 maggio 1312, le sostanze del disciolto Ordine dei Templari passarono a quello degli Ospitalieri di San Giovanni che dovette riorganizzare la gestione di un patrimonio immenso per quantità e qualità dei beni. E proprio ai Templari erano appartenute le case di Rovagnasco, nei pressi di Segrate, e di Milano, di cui nel 1331 era precettore Fra’ Vercello.
Con questo tema il Comitato Palio di Castell’Alfero vuole rappresentare la nomina di Fra’ Vercello, ritenuto di nobile famiglia di Castell’Alfero, all’incarico di procuratore del priore di Lombardia Fra’ Florio de Revezolis, che aveva evidentemente tanta fiducia nel suo concittadino da farne il proprio rappresentante e incaricato.

Tema corteo storico 2010

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Il ritorno a Castell'alfero dopo la morte del marchese Guglielmo VII di Monferrato.

Correva l’anno 1290. Guglielmo VII Marchese di Monferrato, radunato un forte contingente di fanti e cavalieri, mosse guerra al Comune di Asti, sul quale da tempo si indirizzavano le sue mire espansionistiche, mise a ferro e fuoco il territorio e occupò molti villaggi nella zona di confine, tra i quali Castell’Alfero. Gli abitanti del paese, terrorizzati dall’arrivo delle milizie che saccheggiavano, devastavano vigne e raccolti ed incendiavano le case, fuggirono in massa e cercarono riparo in Asti, dove rimasero a lungo in attesa che le sorti della guerra volgessero a loro favore, consentendo loro di rientrare nel villaggio.

Questo fu possibile soltanto allorché per porre fine alla politica aggressiva del Marchese, che da molto tempo turbava gli equilibri di tutta la regione, gli Astigiani ricorsero ad un accordo economico con gli Alessandrini: dietro il pagamento di 85.000 fiorini d’oro questi si impegnarono a combattere il Marchese, riuscendo in breve tempo a catturarlo e a rinchiuderlo in carcere, dove morì nel 1292. Pacificato il territorio, gli abitanti di Castell’Alfero, scampati al grave pericolo, ebbero la possibilità di fare ritorno al proprio villaggio, dove ripresero la loro pacifica vita, riedificarono le molte case distrutte e diedero inizio alla ricostruzione del muro di cinta del paese.

Tema corteo storico 2011

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Storia di una terribile pestilenzia

Nel XIV secolo una spaventosa epidemia si diffonde in tutta Europa: la peste bubbonica, meglio conosciuta come “peste nera”, attraversa, tra il 1345 ed il 1350, villaggi e città ed un’oscura minaccia di morte si proietta anche sull’Italia, pur’essa contagiata dal terribile male.
Fu Genova la prima città del Nord Italia ove comparve il morbo, ivi portato inconsapevolmente a bordo delle navi che commerciavano tra il Mar Nero e il Mediterraneo, ed in breve esso dilagò in Piemonte.
Ad Asti portatori del contagio furono con ogni probabilità i mercanti astigiani che a Genova esercitavano stabilmente l’attività commerciale scambiando le merci di provenienza orientale con quelle di cui si rifornivano nei mercati del nord Europa.
La malattia si presentò in due forme distinte (polmonare e bubbonica), entrambe talmente letali che a detta dei cronisti i contagiati morivano nel giro di appena due o tre giorni ed unicamente un settimo dei contagiati sopravvisse; pur se le notizie disponibili sono estremamente scarse, è fuor di dubbio che anche la popolazione di Castell’Alfero venne falcidiata.
Molti, convinti che la peste fosse una punizione divina, cercarono conforto nella religione: nacquero movimenti religiosi, rogatorie e processioni impetravano quotidianamente l’aiuto divino, i flagellanti perrcorrevano le strade delle città percuotendosi a sangue in espiazione dei peccati, si diffuse il culto di San Rocco, patrono degli appestati.
L’epidemia falcidiava la popolazione, vennero meno le istituzioni e la stessa vita civile, mentre bande di briganti si davano impunemente al saccheggio in uno stato di anarchia che sembrava non avere fine.
Il corteo allestito dal Comune di Castell’Alfero intende presentare, con una teoria di quadri viventi, il triste affresco di un’umanità in balia del feroce morbo.

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