Gli erbari nella medicina medievale.
Nel medioevo curare le malattie era impresa ardua. il malato descriveva i propri sintomi al medico che prescriveva i “semplici” e le “preparazioni”. Elementi di origine vegetale, più raramente minerale o animale. Unguenti, balsami, pomate, impiastri e cataplasmi erano la via per la guarigione. Il ricorso alle piante officinali già note ai romani venne meno con le invasioni barbariche. Ritornarono tuttavia preziose con Carlo Magno, Nelle foreste i monaci raccoglievano piante, fiori e radici. Durante le epidemie come la peste, gli erboristi si ammalavano meno; questo confermava l’importanza dei rimedi. Gli erbari, libri miniati, descrivevano le virtù officinali, associandole e fantasiose figure in cui si univano elementi antropomorfi e floreali. Appannaggio dei soli monaci nei monasteri, la conoscenza di basilico, menta, anice, melissa, lavanda, rosmarino che calmavano, tonificavano o disinfettavano. Mentre la mandragora dalla forma umanoide, curava infezioni, ferite e morsi di serpente. Alcuni osservavano, studiavano e sperimentavano effetti, gettando le basi di un sapere che ha attraversato i secoli.